Fotografia contra Arte, Arte contra Fotografia

Rileggere la quasi bicentenaria storia della fotografia attraverso il fastidio che la fotografia ha generato all’arte è oggi un compito da cui è impossibile sottrarsi. Il periodo storico che ci troviamo a vivere sembra infatti caratterizzarsi come l’epoca in cui l’arte esercita (in quanto residuo di un passato remoto privo della macchina e della necessaria cultura scientifico/tecnica necessaria a comprenderla) su tutta la cultura un dominio ideologico, per imporsi come tribunale superiore a cui tutto deve assoggettarsi. Non è infatti difficile scorgere l’obbligo attuale di commisurare tutti i prodotti umani a questa Weltanschauung livellatrice e negatrice di ogni differenza. In questo senso la fotografia, in quanto figlia della rivoluzione industriale, costituisce un piano di lettura privilegiato della potenza nefasta di questa nuova ideologia di massa. Per sua natura infatti la fotografia è negatrice di tutti i presupposti che intuitivamente sembrano, ad uno sguardo disattento, essere le caratteristiche peculiari dell’arte, un’arte pensata però in senso sovrastorico come se l’arte cioè, fosse qualcosa di dato in modo ultimo nella storia dell’occidente.

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